Il mercato delle criptovalute ha perso oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione a novembre 2025, secondo gli analisti di Fixygen
Il mercato mondiale delle criptovalute nel novembre 2025 ha mostrato una brusca correzione dopo i massimi autunnali, perdendo oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva sullo sfondo delle prese di profitto degli investitori, dei deflussi dai fondi quotati e del peggioramento della propensione al rischio sui mercati globali, secondo le stime di piattaforme analitiche e operatori di mercato. Da fine settembre – inizio ottobre, quando il bitcoin aggiornava i suoi massimi storici

Il mercato mondiale delle criptovalute nel novembre 2025 ha mostrato una brusca correzione dopo i massimi autunnali, perdendo oltre 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione complessiva sullo sfondo delle prese di profitto degli investitori, dei deflussi dai fondi quotati e del peggioramento della propensione al rischio sui mercati globali, secondo le stime di piattaforme analitiche e operatori di mercato. Da fine settembre – inizio ottobre, quando il bitcoin aggiornava i suoi massimi storici sopra i 120.000–126.000 dollari per moneta, fino a metà novembre, la capitalizzazione complessiva del mercato delle criptovalute si è ridotta di circa un quarto. Il corso del bitcoin in alcuni momenti è sceso nell’area di 82.000–85.000 dollari, il che significa un calo di circa il 20–30% rispetto al picco di ottobre. Entro la fine del mese la prima criptovaluta ha recuperato in parte il calo e si è consolidata in un intervallo di circa 87.000–90.000 dollari. Gli analisti collegano la correzione soprattutto a massicce prese di profitto dopo una crescita durata mesi e iniziata già nel 2023–2024, nonché alla revisione delle aspettative sui tassi della Fed e al calo di interesse per gli asset rischiosi in un contesto di rafforzamento dell’oro come strumento rifugio. Una pressione aggiuntiva sul mercato è arrivata dai notevoli deflussi dagli ETF spot su bitcoin negli Stati Uniti: secondo le stime degli operatori, il volume complessivo dei ritiri da tali fondi a novembre è stato di diversi miliardi di dollari, il che ha portato a vendite dell’attività sottostante. Parallelamente, diverse società quotate hanno ridotto le proprie riserve in criptovalute per servire i debiti e sostenere le proprie quotazioni. La correzione ha toccato anche altre criptoattività di primo piano. Ethereum è stato scambiato in un intervallo di circa 2.800–3.000 dollari e diverse grandi altcoin (tra cui Solana e XRP) hanno registrato anch’esse cali a due cifre rispetto ai recenti massimi locali, anche se entro fine novembre una parte delle perdite è stata recuperata. In un contesto di volatilità generale, alcuni token hanno mostrato dinamiche divergenti. Così, il token RAIN, fino ad allora poco visibile e legato a un mercato di previsioni decentralizzato, ha registrato una crescita a breve termine di oltre il 100% dopo l’annuncio di una società biofarmaceutica sull’intenzione di costituire un volume significativo di riserve proprio in questo asset. Il segmento della finanza decentralizzata (DeFi) a novembre è finito di nuovo sotto pressione a causa di incidenti di sicurezza: uno dei grandi protocolli di trading automatizzato ha perso un volume significativo di fondi degli utenti a seguito di un exploit, il che ha acceso il dibattito sulla solidità dei complessi meccanismi DeFi. Allo stesso tempo sono proseguiti l’inasprimento della regolamentazione e l’istituzionalizzazione dell’infrastruttura. Le autorità di regolamentazione finanziaria di diversi paesi hanno annunciato requisiti più stringenti su riserve e segregazione degli asset negli exchange di criptovalute, mentre le grandi società fintech hanno proseguito il lavoro sulle proprie stablecoin e su soluzioni di pagamento blockchain nell’ambito di regimi normativi vigenti o in preparazione. La maggior parte degli analisti del settore valuta quanto accaduto non come l’inizio di un nuovo e prolungato «mercato ribassista», ma come una correzione profonda, tuttavia tipica delle criptovalute, dopo un periodo di surriscaldamento. Al tempo stesso, sottolineano che la volatilità e l’elevata sensibilità ai fattori macroeconomici mantengono le criptoattività tra i segmenti più rischiosi del mercato finanziario globale, nonostante la crescente partecipazione istituzionale e lo sviluppo di un’infrastruttura regolamentata.
Fonte